

125. La mafia, gli alleati e il separatismo.

Da: A. Caponnetto, Il potere della mafia, in Cinquant'anni di
Repubblica italiana, a cura di G. Neppi Modona, Einaudi, Torino,
1996.

Molte vicende dell'Italia contemporanea hanno avuto protagonisti
occulti, che hanno agito, spesso collegandosi con quelli palesi e
con i poteri legali, contro gli interessi della collettivit: la
mafia  uno di questi. Nel 1943 essa collabor con il governo
americano nell'organizzazione dello sbarco in Sicilia; a tal fine
il potente boss Lucky Luciano venne contattato dai servizi segreti
americani. A sbarco avvenuto, molti dei sindaci nominati dal
governo militare americano, specialmente nei piccoli centri, erano
mafiosi. Dopo la liberazione, la mafia partecip intensamente alla
vita politica, schierandosi a fianco delle vecchie classi
dominanti e dei partiti conservatori. Tutte le principali vicende
politico-sociali del dopoguerra in Sicilia, dal separatismo, al
banditismo, alla repressione antipopolare, videro la mafia come
protagonista o co-protagonista. I mafiosi si schierarono a fianco
dei separatisti, capeggiati dal bandito Salvatore Giuliano;
insieme a quest'ultimo parteciparono quindi alla repressione delle
proteste contadine. Il 16 settembre del 1944 un gruppo di mafiosi,
guidati da Calogero Vizzini, spararono al leader comunista
Girolamo Li Causi, mentre teneva un comizio a Villalba; tra
dicembre 1945 e dicembre 1948, nel territorio compreso fra
Palermo, Trapani e Agrigento, i mafiosi uccisero 31 sindacalisti
rossi. Il primo maggio 1947 la mafia collabor con il bandito
Giuliano alla sanguinosa repressione di una manifestazione
sindacale a Portella delle Ginestre. Un'analisi di queste vicende
 compiuta nel seguente passo da Antonino Caponnetto, uno dei
magistrati maggiormente impegnati nella lotta contro la mafia.


Affrontare gli ultimi 50 anni di storia della mafia significa
ripercorrere tutti i momenti pi significativi, pi drammatici,
pi sanguinosi della pi feroce associazione criminale che esista
al mondo: dal suo radicarsi nel territorio (in un primo tempo
rurale e successivamente anche urbano) alla sua inarrestabile
espansione economica, dal moltiplicarsi dei suoi interessi
criminali alla sua collusione, che talvolta diventa una vera e
propria compenetrazione, con pezzi importanti dei poteri dello
stato.
Partiamo dagli anni tra il 1943 e il 1945. Cos'era la mafia di
allora, come operava, in quali settori prevalenti, con quale
forza?.
Era appena caduto il fascismo che, nonostante le repressioni del
prefetto Mori, si era - in realt - limitato a colpire duramente i
livelli bassi, puramente militari dell'associazione, arrestandosi
laddove si profilassero complicit o connivenze di natura
politica. In quel periodo erano stati proprio gli eventi bellici a
legittimare la presenza e il ruolo, anche politico, della mafia.
[...].
Sono noti e storicamente accertati, anche se valutati in vario
modo, i rapporti che si determinarono allora tra mafiosi siciliani
e mafiosi trapiantati in America (un nome tra tutti: Lucky
Luciano) per preparare il terreno allo sbarco delle forze armate
alleate in Sicilia, avvenuto il 10 luglio 1943, cos com' nota la
protezione accordata - almeno inizialmente - al movimento
separatista, che era l'unico movimento antifascista organizzato in
Italia, ma strettamente collegato con la mafia. [...].
Questo separatismo - o indipendentismo - siciliano era nato in
realt come miscuglio stranissimo di interessi concreti e di
confuse idealit, favorito anche dalla particolare situazione
politica in cui si era venuta a trovare la Sicilia che, in un
paese spaccato in due, era rimasta, per esigenze strategiche,
sotto il controllo del governo militare alleato per i territori
occupati (AMGOT) [Allied Military Government of Occupied
Territories], mentre al Nord si costituiva la Repubblica di Sal e
le regioni meridionali ricadevano sotto la formale giurisdizione
del governo Badoglio. Forse in questa particolare situazione della
Sicilia, rimasta un'isola a parte sotto il governo alleato, deve
ricercarsi la fonte - da un lato - dell'incrementarsi del potere
mafioso e - dall'altro - dei gravi ritardi nell'evoluzione sociale
ed economica dell'isola.
In un documento del gennaio 1944 dell'ufficio dei servizi
strategici americano riportato nella Storia della Sicilia di F.
Renda edito da Sellerio, si legge testualmente: I leaders
principali del partito separatista, si potrebbe dire addirittura
la quasi totalit dei suoi aderenti, provengono dalle seguenti
categorie: 1) l'aristocrazia; 2) i grandi proprietari
latifondisti, anche se di origine plebea; 3) i capi massimi e
intermedi della mafia; 4) i professionisti mediocri o i politici
che sarebbero altrimenti condannati all'oscurit. Di questa
iniziale ingerenza della mafia negli interessi della politica
troviamo conferma allorquando gli americani nominano i primi
sindaci antifascisti per alcuni comuni della Sicilia
occidentale, insediando e cos legittimando come forza dominante
latifondisti come Lucio Tasca e capi mafiosi come Calogero Vizzini
a Villalba o Genco Russo a Mussomeli, per non parlare degli alti
incarichi pubblici conferiti a Vincenzo Di Carlo, capo della mafia
di Raffadali, a Michele Navarra, il rivale storico di Luciano
Liggio e da quest'ultimo poi eliminato, e al boss della mafia
italoamericana Vito Genovese, addirittura in servizio presso il
quartier generale alleato di Nola.
Nel febbraio 1944 l'amministrazione della Sicilia passa dall'AMGOT
al governo Badoglio e cominciano a riorganizzarsi anche nell'isola
i partiti di massa (la DC, il PSI, il PCI), le cui strategie non
possono non inquadrarsi in uno stato unitario. Comincia cos a
tramontare il sogno indipendentista; non si attenua tuttavia la
spinta separatista, la quale si alimenta del malcontento popolare
in un'isola affamata dove operano sempre pi numerose bande
armate, formate da renitenti alla leva, sbandati, latitanti per
reati militari, ricercati per reati di contrabbando. Si diffondono
anche gravi moti popolari, duramente repressi (una pagina poco
conosciuta, questa, della storia della Sicilia): si ricordi, a
esempio, l'episodio del 17 ottobre del 1944, quando l'esercito
spara sulla folla di dimostranti causando 30 morti e 70 feriti.
Anche i separatisti, a un certo momento, decidono di prendere le
armi e costituiscono nel febbraio del 1945 il primo nucleo
dell'EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza Siciliana),
mentre comincia a brillare la stella del bandito Salvatore
Giuliano che, datosi alla macchia dopo aver ucciso un carabiniere
al quale non voleva consegnare il suo sacco di grano, viene
nominato colonnello dell'EVIS e opera nel settore occidentale
dell'isola, mentre in quello orientale agiscono soprattutto le
bande del GRIS (Giovent Rivoluzionaria per l'Indipendenza della
Sicilia), con a capo il duca di Carcaci e sotto la guida militare
del mafioso Concetto Gallo. E' significativa la contemporanea
presenza in queste bande, nei primi movimenti separatisti, di alti
aristocratici e di capi mafiosi. Queste bande vengono usate sia
per realizzare la sognata indipendenza sia - soprattutto - per
difendere i feudi dal pericolo rosso (ancora nel 1946 il
latifondo in Sicilia rappresentava oltre il 27% dell'intera
propriet fondiaria, contro il 17% della media nazionale).
Nella guerriglia feroce che ne deriv morirono, in attacchi alle
caserme o in imboscate a mezzi militari, molti uomini delle forze
dell'ordine (tra essi otto carabinieri catturati in un'imboscata
il 10 gennaio del '46).
Anche in questo frangente si rivelarono estremamente deludenti
l'operato dei magistrati e l'esito dei processi (una vecchia piaga
della Sicilia, questa, che solo dal 1980 in poi comincer a
risanarsi): processi strategicamente smembrati in modo da tenere
in ombra moventi e finalit politiche [...].
Gli anni dal '46 al '48 vedono la sistematica attuazione di una
strategia del terrore che prende di mira sindacalisti, capi-lega,
uomini politici, contadini, operai; di questo periodo ben pochi
storici si sono interessati (tra essi A. Sorgi, con il saggio
Quindici anni di lotte contadine pubblicato sul numero 5 del 1959
della rivista Il Ponte). Il punto culminante  rappresentato
dalla strage del 1 maggio 1947 a Portella delle Ginestre, e dalle
dure repressioni, anche sul piano giudiziario, contro le
simboliche occupazioni del latifondo incolto da parte dei
contadini o contro le lotte per una pi equa ripartizione dei
prodotti agricoli. [...].
Intanto i siciliani, ottenuta l'autonomia, avevano eletto, il 20
aprile 1947, il primo parlamento regionale, con un clamoroso
successo del blocco del popolo, e un governo di minoranza
democristiana (cos consentiva la legge elettorale regionale); ma
si assister a un capovolgimento delle posizioni il 18 aprile del
1948 quando, alle elezioni nazionali, il blocco del popolo
scender a 465 mila voti, mentre la DC raccoglier oltre un
milione di consensi. Finito il banditismo si ritorna nell'ordine.
